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Cos’è un manager

Il manager: chi è e cosa fa

Quella di manager certamente non è una professione adatta a tutti. Non tutti infatti possiedono il carisma e le doti organizzative che si richiedono a questa figura professionale, né riuscirebbero a far fronte all’ingente mole di lavoro che spesso il manager svolge sotto stress, assillato da scadenze e da standard qualitativi ben definiti.

A questa professione, infatti, si richiedono notevoli capacità di coordinamento e di controllo del lavoro altrui, di pianificazione degli obiettivi a breve, medio e lungo termine, e non da ultimo la capacità di rappresentare una guida super-partes per il proprio team di lavoro, i cui componenti devono avere sempre la netta sensazione di sapere a chi affidarsi e rivolgersi in caso di difficoltà.

Manager si nasce… e si diventa!

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Contrariamente a quello che si pensa, però, manager non si nasce, ma si diventa. Senza dubbio c’è chi ha maggiore predisposizione degli altri al lavoro di squadra e riesce più facilmente a diventare un leader – ovvero colui che guida il gruppo verso l’obiettivo prefissato, fornendogli tutta la motivazione necessaria –, ma è anche vero che queste doti, per servire davvero, vanno affinate e potenziate. Solo così una persona carismatica potrà diventare un ottimo manager.

Se infatti il carisma, l’energia e la voglia di fare solitamente non si acquisiscono, ma sono per lo più innate, è anche vero che tutte quante queste caratteristiche possono essere efficacemente riscoperte e potenziate da un valido percorso di coaching.

L’importanza del percorso di coaching per chi aspira a diventare manager

Il percorso di coaching consiste in uno svelamento del proprio potenziale, nella scoperta delle proprie reali capacità/qualità e dei propri limiti, nel potenziamento della propria autostima (che vuol dire non sottovalutarsi, ma nemmeno sopravvalutarsi, che è ugualmente pericoloso) e nel perfezionamento delle proprie capacità organizzative, di pianificazione e di coordinamento.

Attraverso il percorso di coaching, il coach – la figura di riferimento – mostra al coachee (il cliente, ovvero colui che intraprende questo affascinante percorso alla riscoperta di sé e del proprio illimitato potenziale) come distinguere l’essenziale dall’inutile, come imparare a focalizzarsi sugli obiettivi primari, come pianificare senza lasciare nulla al caso e come far sì che all’interno del proprio gruppo di lavoro regni un’armonia che non è frutto della passività, bensì di un’interazione positiva, proficua, che sa trasformare persino eventuali contrasti in opportunità di crescita.

Questo e molto altro è ciò che si ha modo di apprendere con l’ intervento di un facilitatore, il Coach, attraverso il metodo del Coaching.

staff • Giugno 26, 2015


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